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MOZIONE SUL
NUCLEARE E SUL REFERENDUM
APPROVATA DAL DIRETTIVO NAZIONALE DI LEGAMBIENTE DEL 22 MAGGIO
2010
Il ritorno del nucleare in Italia costituisce una grave minaccia
per il nostro Paese. Nonostante le tante rassicurazioni della propaganda
nuclearista, i “nuovi” reattori
di terza generazione avanzata non hanno risolto
nessuno dei problemi noti da
anni sull’energia dall’atomo (sicurezza, produzione
e smaltimento di scorie radioattive, contaminazione ordinaria, proliferazione
nucleare, utilizzo dell’uranio).
L’energia nucleare non contribuirebbe inoltre
alla soluzione dei problemi energetici
del Paese (elevata bolletta energetica,
eccessiva dipendenza dall’estero,
mancata diversificazione delle fonti), né al
rispetto delle scadenze degli
accordi internazionali per la lotta ai cambiamenti
climatici.
Si tratta quindi di una tecnologia insicura, inquinante, costosa e
vecchia,
che rischia per giunta di vanificare quella rivoluzione energetica dal
basso
che si sta concretizzando nel Paese grazie alla diffusione delle fonti
rinnovabili
e che sta ponendo le basi per la crescita di una green economy diffusa sui t
erritori e
fondata sulle tecnologie pulite.
Eppure il programma atomico del governo avanza pericolosamente.
Dopo l’approvazione della Legge sviluppo del luglio 2009 e del Decreto
sui
criteri localizzativi dello scorso febbraio, l’esecutivo sta lavorando
alla
costruzione della nuova Agenzia per la sicurezza nucleare, in attesa
della
prossima localizzazione delle centrali atomiche e dell’imminente
avvio della
campagna mediatica pro nucleare, di cui si vedono già le prime a
vvisaglie,
programmata dal governo proprio perché consapevole di
essere in minoranza
nell’opinione pubblica (come dimostrano i pronunciamenti
dei candidati
governatori, anche di centro destra, alle recenti elezioni
regionali).
È arrivato il momento di un salto di qualità nella nostra azione,
che ci ha visti
finora protagonisti su tutto il territorio nazionale con
l’organizzazione di
numerose iniziative pubbliche nell’ambito della campagna
“Per il clima,
contro il nucleare”, partita nell’ottobre 2008.
A tal proposito dovremo:
- dare slancio alle
attività del Comitato nazionale “Fermiamo il nucleare,
non serve all’Italia”,
creato recentemente insieme alle altre
associazioni ambientaliste, allargandolo
anche ad altre grandi organizzazioni,
per preparare mobilitazioni sempre più
incisive;
- alimentare la
mobilitazione territoriale, coinvolgendo le altre associazioni
di cittadini, gli
enti locali e le categorie produttive, a partire dai produttori
e installatori
di tecnologie pulite, agricoltori e operatori turistici, e moltiplicando il
numero di comitati locali che si stanno costituendo sul territorio nazionale
contro l’ipotesi del ritorno del nucleare.
È grazie a questa crescente mobilitazione nazionale e territoriale
che siamo fermamente convinti che la nuova battaglia antinucleare si possa
vincere.
In questo contesto di grande fermento sociale territoriale il
referendum sul nucleare proposto da Italia dei Valori non aiuta, anzi rischia di
compromettere seriamente per mere logiche partitico-elettorali il lavoro di
mobilitazione sociale costruito finora. Il problema non sta tanto nella
difficoltà di raggiungere il numero minimo di firme necessarie, quanto nel
rischio di non raggiungere il quorum qualora si arrivasse all’indizione del
referendum, sulla falsariga di quanto avvenuto negli ultimi 15 anni, a maggior
ragione se i quesiti da votare affronteranno più argomenti. Sarebbe un clamoroso
autogol che rilancerebbe la fantasiosa tesi sostenuta dai nuclearisti secondo
cui la maggioranza degli italiani sarebbe favorevole al nucleare.
Un’alternativa a nostro avviso più efficace è invece costituita
dalla consultazione dei cittadini tramite referendum popolari regionali, uno
strumento che risponde meglio alle esigenze di quei territori dove il dibattito
è già forte. È per questo che il Direttivo nazionale di Legambiente dà mandato
ai Comitati regionali dell’associazione di valutare la possibilità di promuovere
referendum popolari regionali che, a partire dal prossimo autunno, possano far
esprimere i cittadini sul ritorno dell’energia nucleare nel nostro Paese e sulla
localizzazione delle centrali sul proprio territorio.
Nei prossimi mesi, insieme al Comitato “Sì alle energie
rinnovabili, no al nucleare”, parteciperemo alla raccolta firme per la
presentazione di un disegno di legge di iniziativa popolare per contrapporre
alla via distruttiva del nucleare quella costruttiva delle rinnovabili e
dell’efficienza.
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