Verde che cura: nella Valle di Ravacciano-Busseto parte la sperimentazione delle “Prescrizioni Verdi”
Un progetto innovativo trasforma la valle di Ravacciano in una vera e propria infrastruttura sanitaria a cielo aperto.
Trascorrere del tempo a contatto con la Natura come parte di una terapia medica. È questa la scommessa concreta di un progetto pilota che ha preso il via nel marzo 2026 in una valle del nascituro Parco delle Mura, zona Follonica-Ravacciano-Busseto. I soggetti coinvolti sono Legambiente, capofila di un partenariato che vede tra i protagonisti i Medici per l’Ambiente di ISDE sezione di Siena, la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), Spazio DirSi, il Consiglio dei Giovani di Siena, insieme alla Comunità Educante del Buongoverno, con il sostegno finanziario della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e il cofinanziamento di Train, nell’ambito del bando pubblico “Vie d’uscita culturali 2025-26, soluzioni, tracce e percorsi di welfare culturale a Siena” promosso dal C-HUB, polo culturale e di comunità espressione della Fondazione MPS sul territorio.
L’idea di fondo è tanto semplice quanto rivoluzionaria: la natura non è solo un bel paesaggio, ma una risorsa terapeutica misurabile, prescrivibile, integrabile nei percorsi di cura. Si parla di Prescrizioni Verdi (PV), ovvero interventi terapeutici personalizzati – prescritti da medici – che portano il paziente a frequentare ambienti naturali selezionati per le loro caratteristiche ecologiche, la loro vicinanza e accessibilità, grazie anche allo sviluppo della mobilità dolce.
Tre livelli, un unico obiettivo: la salute
Il progetto si struttura su tre livelli di intervento progressivi. Il primo riguarda la promozione della salute attraverso la frequentazione degli spazi verdi. Il secondo punta alla prevenzione delle malattie croniche legate allo stile di vita. Il terzo – la vera novità di questa annualità – entra nel vivo del supporto terapeutico per chi ha già una patologia in corso, attraverso le Prescrizioni Verdi vere e proprie.
Le sette aree e i percorsi idonei già individuati nella valle vengono ora classificati in base alle loro caratteristiche ecologiche e alla risposta fisiologica che inducono, per poi abbinarli ai bisogni specifici di ogni paziente. A fare da ponte tra medici, servizi sociali e territorio ci sono i link workers: figure professionali – medici e psicologi per i casi più delicati, educatori e guide ambientali per gli altri livelli – che accompagnano fisicamente le persone lungo i percorsi prescritti.
I giovani diventano “sentinelle del benessere”
Una delle componenti più originali del progetto riguarda il coinvolgimento attivo dei giovani tra i 13 e i 30 anni – studenti degli istituti medi, superiori, universitari dell’Università di Siena e ragazzi del Consiglio dei Giovani – chiamati a diventare co-ricercatori della propria salute.
Attraverso la tecnica del Photovoice e del Citizen Science i partecipanti “immortaleranno” con foto e disegni le zone della valle che meglio rappresentano uno stato d’animo – solitudine, serenità, stress scolastico – documentando in tre cicli stagionali (primavera, estate, autunno) come ogni area risponda a specifici bisogni emotivi. I dati raccolti, insieme a questionari psicometrici validati, alimenteranno un database che permetterà di affinare le Prescrizioni Verdi dedicate ai giovani, contrastando disagio psicologico e disconnessione sociale.
Le attività nel dettaglio
Da marzo a dicembre 2026, il calendario è fitto. Si parte con il reclutamento e lo screening dei partecipanti, poi si entra nel vivo con i tre cicli stagionali di monitoraggio sul campo.
Parallelamente, i link workers sanitari di ISDE Siena accompagnano i soggetti con fragilità cliniche lungo i percorsi terapeutici, con uscite a frequenza settimanale e mensile.
La Comunità Educante del Buongoverno garantisce il radicamento territoriale del progetto, coinvolgendo gli utenti abituali della valle — tra cui alcune persone con disagio psico-fisico — nelle attività collettive: orti sociali, laboratori, passeggiate nel parco. La FIAB contribuisce invece in sinergia con lo sviluppo del nuovo percorso ciclopedonale est, che aprirà anche all’ultima area salutistica prevista dal progetto, dedicata alla Pet Therapy.
A chiudere il cerchio, a dicembre, una restituzione pubblica al CHUB – il polo culturale di riferimento del territorio – con la presentazione del report finale a cura di Legambiente e ISDE.
Un modello replicabile
I numeri stimati parlano di circa 270 beneficiari diretti, tra giovani, operatori, link workers e utenti della Comunità Educante, e potenzialmente oltre mille beneficiari indiretti tra cittadini e famiglie.
Ma l’ambizione va oltre la Valle di Ravacciano: trasformare questa valle in un modello esportabile per l’integrazione tra medicina, ambiente e rigenerazione urbana, dimostrando che il tempo trascorso in natura può diventare un dato clinico e sociale misurabile.
Come sintetizzano i promotori del progetto: la natura non è più mero decoro. È infrastruttura sanitaria.
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