Il sistema dei bottini: la salvaguardia

Codice schedaA21
TemaAgricoltura
RisorsaAcqua
ObiettivoOttimizzazione nella gestione della risorsa
ProblemaSiena città senza acqua

Siena sorge sul crinale di uno spartiacque di bacino idrologico, quindi non ha a monte un’area di alimentazione superficiale che possa garantirle un naturale apporto di acqua o riserva idrica.

(Modello digitale del terreno con crinali sui quali sorge la città)

Nonostante ciò nel Medioevo era una fiorente e popolosa città che ha rivaleggiato con la vicina Firenze per il predominio sulla Toscana sia a livello militare ma, soprattutto, a livello economico. Le botteghe artigiane, l’antico ospedale e la popolazione avevano bisogno di acqua che non era presente in superficie.

I nostri antenati hanno sapientemente sfruttato il fatto che, poco al di là dello spartiacque morfologico che divide la città dal bacino del Merse, esistesse un’area ricca di acqua (la Montagnola, con la zona di Pian del Lago) e una seconda area di alimentazione, sempre a nord della città si trova nella limitrofa zona del Chianti.

(Cartina dei bacini idrografici. Valutare se renderla un tutt’uno con il modello digitale del terreno)

Entrambe le sorgenti principali, quindi, si trovano in bacini limitrofi collegati tramite gallerie sotterranee, i cosiddetti “bottini” (parola che deriva dal latino “buctinus”, per la volta a botte; questo termine appare per la prima volta nei libri di Biccherna del 1226) che avevano anche lo scopo di intercettare l’acqua di percolazione e condurla, tramite la pendenza costante dell’1 per mille lungo tutto il tragitto, fino alle varie Fonti storiche della città e ad alcune utenze private.

Esempio di bottino (Archivio Associazione La Diana)

L’intero sistema di approvvigionamento idrico antico, che fra rami principali e derivazioni, si estende per circa 25 chilometri, rappresenta un elemento fondamentale della storia e della cultura della città.

Antica pianta dei bottini della città di Siena

In pratica da allora Siena, che si trova nel bacino dell’Arbia, oltre ad usufruire di un apporto minore proveniente dalle zone marginali del Chianti, “sottrae” acqua alla val di Merse.

Questa rete di distribuzione ha funzionato fino ai primi anni del XX secolo quando fu costruito l’Acquedotto Del Vivo che dalle sorgenti del Monte Amiata portò l’acqua fino in città.

Inaugurazione dell’Acquedotto del Vivo, il 15 maggio 1914

Accade così che il flusso in uscita dalle Fonti medievali, oltre ad essere perenne, abbia una portata pressoché costante, in quanto varia solo in dipendenza del minor apporto dovuto alla percolazione che si riesce a convogliare durante il tragitto. Una ricchezza incredibile, che però va salvaguardata e ben gestita, perché difficilmente potremo disporne di altra per la rigenerazione agricola del Parco delle Mura/Buongoverno.

In vista dei futuri possibili periodi di siccità, inoltre, sarà opportuno conservare l’acqua piovana ripristinando e gestendo le antiche vasche di accumulo (valutando eventualmente di realizzarne di nuove) che, in alcune valli verdi della città sono presenti ma dismesse. Venivano utilizzate in passato per conservare l’acqua piovana e consentire il regolare svolgimento della pratica ortiva nelle aree verdi.

Antiche opere idrauliche in Valdimontone

Dell’acquedotto medievale si conosce molto, ma solo relativamente all’adduzione e ai tratti di distribuzione ricompresi all’interno delle Mura. Le diramazioni della distribuzione esterna sono state in gran parte distrutte, soprattutto da recenti scelte gestionali/urbanistiche. Nella sola “valle pilota” negli ultimi due decenni, a seguito dei lavori di recupero della Fonte di Follonica e della costruzione del parcheggio di San Francesco, sono stati isolati dal sistema principale alcune diramazioni del sistema dei bottini che portavano a due fonti minori.

Bottino di Follonica esterno Bottino di Santa Chiara esterno

Adesso praticamente (quasi) tutte le acque che scorrono in valle provengono direttamente dalle due fonti principali monumentali di Ovile e Follonica.

Fonte di Follonica Fonte di Ovile
AzioneSalvaguardia del sistema dei bottini

Per quanto sia difficile, ma non impossibile, ripristinare il flusso nelle diramazioni esterne, si intende approfondire lo studio delle vecchie dinamiche, con qualche speranza per un loro riuso, se non già compromesso, ma certamente per fini culturali. La riqualificazione delle aree ci ha fatto sorprendentemente scoprire che l’acquedotto arrivava fino in valle, con la scoperta di nuovi bottini e il riemergere di ingegnosi sistemi di connessione con e fra le fonti minori, adesso occlusi o quasi dai sedimenti. Mettendo insieme queste tracce e la memoria dei pochi residenti ancora in vita, si sta ridisegnando uno schema del sistema, che sarebbe poi interessante valorizzare anche ad altri fini (vedi “Percorso delle Acque e delle Fonti”).

Fonte storica ristrutturata dalla Scuola Edile Tracce di una fonte storica lungo il sentiero

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