| Codice scheda | A41 |
| Tema | Agricoltura |
| Risorsa | Energia |
| Obiettivo | Indipendenza |
| Necessità | Predisporsi all’autonomia energetica |
Fino a pochi anni fa le normative, locali e nazionali, non hanno certo agevolato l’autonomia energetica e l’autoconsumo, ma il recepimento di una normativa europea di avanguardia (che di fatto il governo è stato “costretto” a trasformare in Decreto Legislativo 199/2021, in attuazione della Direttiva (UE) 2018/2001, conosciuta anche come Direttiva Europea RED II) sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) potrebbe ribaltare la situazione. Questo Decreto, insieme al Decreto del Ministero della Transizione Ecologica n. 414/2023, stabilisce le regole per la costituzione, il funzionamento e gli incentivi per le CER. Dopo due anni di attesa sono poi finalmente usciti i decreti attuativi, per poter spendere una consistente fetta delle risorse del PNRR allocate alla transizione.
Le comunità energetiche rinnovabili (CER) sono forme di aggregazione tra cittadini, imprese, enti territoriali e autorità locali che decidono di unire le proprie forze per produrre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili. L’obiettivo è quello di favorire l’autoconsumo, ridurre i costi energetici e promuovere la sostenibilità ambientale.
La strumentazione urbanistica comunale non è però predisposta per agevolare questo cambio di paradigma, e c’è quindi una costante attesa per una sostanziale revisione delle Norme Tecniche Attuative del Piano Operativo e del prossimo Piano Strutturale.
La Direttiva (UE) 2018/2001 apre anche alle amministrazioni comunali la partecipazione alle comunità energetiche, nell’ottica di agevolare la produzione, lo scambio e l’accumulo di energia rinnovabile per l’autoconsumo e per perseguire l’indipendenza e autonomia energetica. La Giunta comunale, a fine giugno 2025, ha infatti approvato lo schema di avviso pubblico esplorativo per manifestazione di interesse ad entrare nella Fondazione di partecipazione che costituirà la Cer stessa. Sono stati contestualmente adottati e messi in consultazione anche gli schemi di atto costitutivo e Statuto che poi saranno successivamente approvati dal Consiglio Comunale.
Al momento non conviene rischiare la progettazione di un sistema che poi potrebbe risultare irrealizzabile nel contesto del Parco. Stiamo comunque analizzando la migliore possibilità di applicare la nuova normativa sulle CER, al fine non solo di rendere energicamente indipendente il progetto di Parco, ma anche di dare un piccolissimo ausilio al quartiere e alle zone urbanizzate del centro storico (configurazione “Siena Centro”). L’idea è ovviamente di adoperare il più possibile energia elettrica prodotta tramite sistema fotovoltaico, e forse idraulico.
Una più approfondita analisi delle logiche prosumer per l’autoconsumo, dello sviluppo delle CER nel senese e delle tecnologie adottate viene riportata nella scheda S2*, che riguarda l’uso di energia per tutti i servizi. Qui ci limitiamo al contributo/consumo relativo alle zone agricole di progetto.
| AZIONE | Norme e strumenti di lavoro: analisi di fattibilità e confutazione della normativa locale |
La normativa locale attualmente impedisce di collocare nuovi impianti fotovoltaici a terra, a causa di un esteso vincolo paesaggistico (su circa il 90% del territorio comunale). Quindi stiamo restringendo la nostra analisi normativa sulle coperture. Nelle valli verdi le coperture dei pochi edifici residenziali non possono essere coperte da fotovoltaico, perché schedati come beni storici (ex poderi medievali). Rimangono solo pochi manufatti/annessi agricoli, perché la maggioranza ha seguito il cambio di destinazione d’uso (a residenziale) degli antichi poderi.
Il precedente Regolamento Urbanistico comunale prevedeva che si potessero installare pannelli fotovoltaici sulle coperture dei cosiddetti “manufatti agricoli temporanei”, ossia strutture che hanno una vita legata al mantenimento delle produzioni agricole (devono essere cioè abbattuti qualora la coltivazione venga abbandonata). Nel nuovo Piano Operativo ciò non è più permesso, e non se ne capisce bene il perché, in quanto parrebbe perfettamente logico vincolare la temporaneità del manufatto a quella dell’impianto, in quanto entrambi funzionali agli stessi scopi manutentivi. Si è quindi segnalata questa incomprensibile “falla”, e ci si attende che l’installazione possa essere nuovamente possibile con una prossima revisione delle NTA.
| AZIONE | Norme e strumenti di lavoro: elettrificazione degli strumenti di lavoro |
L’elettrificazione non è dettata solo dalle necessità della transizione ecologico/energetica, ma dalla complessità stessa di gestire un Parco a matrice agricola. Non è operazione banale passare all’elettrico, ma certamente fattibile poiché dopotutto ci troviamo in ambito periurbano, con rete di distribuzione non vicinissima, ma neanche distante.
La prima necessità è stata la corretta gestione della risorsa idrica, con attingimento dai tre punti disponibili: serbatoio, cisterna/emergenza di falda e fosso. Quindi da zone diverse, originariamente non correlate fra di loro, con le prime due che soddisfano quasi tutto il fabbisogno annuale, e la terza che copre lo stato emergenziale siccitoso estivo, con picco complessivo teorico di consumo di 3 Kw, di fatto però mai raggiunto perché le tre pompe non lavorano tutte in contemporanea.
Gli altri consumi elettrici sono dovuti alla scelta di abbandonare progressivamente i motori termici, dettata non solo dalla necessità della transizione, ma soprattutto di svincolarsi da forniture energetiche e manutentori remoti. Organizzarsi per avere sempre disponibili in valle combustibili di vario tipo (gasolio, benzina, olio, e dover produrre anche la miscela) stava diventando ingestibile, così come il dover costantemente manutenere motori a scoppio, sempre troppo delicati e pesanti. Il paragone tecnico è poi impietoso in termini di efficienza, ad esempio per l’uso di seghe e decespugliatori, con problemi e tempi di avvio impegnativi per l’endotermico, a fronte della prontezza d’uso e del potente spunto dell’elettrico. L’unico punto debole, l’uso di batterie, è stato bypassato con un numero adeguato di pezzi per la rotazione, e l’organizzazione di un rack per la ricarica.
L’unico strumento che al momento rimane ancora fuori dal processo di elettrificazione è il trattorino, tuttora impossibile da sostituire, perché per completare la rigenerazione dei terreni c’è bisogno ancora della potenza di un motore endotermico. Nel caso dei mezzi pesanti, al momento la potenza esprimibile dall’endotermico a parità di ingombro è infatti superiore all’elettrico. Esistono però mezzi elettrici che, una volta che la manutenzione dei terreni sarà arrivata a regime, hanno già la potenza sufficiente per la gestione ordinaria. Quindi la strada è segnata, e nei prossimi anni ci organizzeremo anche con una colonnina di ricarica.
| Codice scheda | A42 |
| Tema | Agricoltura |
| Risorsa | Energia |
| Obiettivo | Indipendenza |
| Necessità | Produrre il proprio consumo |
La produzione di una parte consistente del proprio consumo (logica prosumer) non può riguardare il solo cibo, ma deve considerare anche l’energia. Anche in questo caso la problematica non è tanto economica (le fonti rinnovabili costano già meno delle fossili: il rapporto IRENA, International Renewable Energy Agency, indica che nel 2024, il costo medio dell’eolico onshore è sceso a 0,034 $/kWh e quello del solare fotovoltaico a 0,043 $/kWh, risultando rispettivamente più economici del 53% e del 41% rispetto alle fonti fossili più competitive), ma tecnico/normativa.
Dal punto di vista tecnologico si riscontrano i conosciuti problemi del trasporto e dell’immagazzinamento energetico, essendo la fonte intermittente. L’analisi non può quindi prescindere da distanza e tempo.
| AZIONE | Logica prosumer: sperimentazione isole DC/AC |
Per la massima sostenibilità ambientale, l’ideale sarebbe stato adottare apparecchiature in DC (corrente continua), alimentate da sistemi disconnessi dalla rete, ma la scarsa diffusione sul mercato nazionale della relativa tecnologia e il susseguente costo di mercato ci hanno consigliato di limitarci alla sperimentazione e/o applicazione puntuale (presso la zona umida e nel Villaggio delle api). Bisogna poi ricordare che vanno coperti altri consumi oltre a quelli previsti per la produzione agricola (ad esempio l’illuminazione di alcuni punti e la ricarica di utensili per la manutenzione del Parco). Ci siamo quindi indirizzati verso una distribuzione AC (corrente alternata), con fonti energetiche più facilmente aggregabili tramite sistemi complessi, quali una microgrid sulla cui organizzazione l’intento futuro è aprire una collaborazione con alcune società di servizi pubblici (vedi scheda S2*). Una microgrid è rete elettrica locale che può operare sia collegata alla rete principale che in modalità isolata, fornendo energia a un gruppo di utenti in modo autonomo o in aggiunta alla rete tradizionale. Le microgrid possono includere fonti di energia rinnovabile, sistemi di accumulo e generatori, rendendole una soluzione versatile per migliorare l’affidabilità, la sostenibilità e l’efficienza energetica. Oltre alla produzione fotovoltaica, nei prossimi anni procederemo anche con la sperimentazione di fonti alternative poco produttive (micro-eolico e idroelettrico), ma funzionali alla didattica outdoor della locale Comunità Educante.

| AZIONE | Logica prosumer: installazione impianti per autoconsumo collettivo |
L’attuale legislazione ci ha fatto propendere per una configurazione CACER di tipo 3 (Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione dell’Energia Rinnovabile) appoggiandosi a una CER locale (SienaEnergie). Quindi si pensa ad una configurazione basata su 4 prosumer, di cui 2 di tipo “domestico” (due immobili: 3kWp e 6kWp, con 15kWh di storage) e 2 di tipo “aziendale” (per gli esterni: resede e terreni, 3kWp e 4,5kWp).
| Codice scheda | S22 |
| Tema | Servizi |
| Risorsa | Energia |
| Obiettivo | Indipendenza e servizio alla Comunità |
| Necessità | Contrasto alla povertà energetica |
| AZIONE | Sviluppo CACER “Siena centro” e contributo con sperimentazione di serre a “spazio ecologico” |
Nel progetto generale è previsto di dare un contributo per l’organizzazione della configurazione “Siena centro”. Il territorio servito dalla cabina primaria è molto sproporzionato. Troppo poco lo spazio operativo per prosumer e producer, rispetto alle necessità dei consumer. Ciò dipende essenzialmente dall’alto consumo del centro storico, che essendo sito UNESCO non può prevedere installazioni produttive. Ne consegue lo scarso interesse dei consumer del centro storico, che otterrebbero un risparmio irrisorio aderendo in massa alla CER. L’idea generale è intanto di sviluppare al massimo l’autoconsumo nelle zone esterne al sito UNESCO, e di attendere cambiamenti normativi ad hoc per i centri storici, che permettano ad esempio di poter allargare la configurazione almeno ad una cabina primaria limitrofa. In un tale contesto, al momento, si stanno verificando interesse delle imprese di viale Toselli e vincoli dei quartieri della prima periferia nord e ovest.
Nelle zone del Parco, una possibile integrazione alle coperture dei manufatti temporanei potrebbe essere rappresentata da particolari serre che da un lato prolungano la stagione produttiva e dall’altro rendono la produzione energy free. Si tratta di coperture fotovoltaiche semitrasparenti e orientabili realizzabili grazie all’agrivoltaico, che difficilmente potranno essere previste dalle norme tecniche comunali, ma verrà fatto un tentativo con i reparti tecnici, almeno per autorizzare un piccolo spazio sperimentale.
L’agrivoltaico è una tecnologia innovativa che unisce la produzione di energia con l’attività agricola, offrendo vantaggi reciproci. Grazie all’installazione di pannelli fotovoltaici montati su strutture rialzate o disposte in modo da lasciare ampi spazi, è possibile coltivare il terreno sottostante. Queste strutture creano zone d’ombra parziale che riducono l’evapotraspirazione, proteggono le colture da eccesso di calore e contribuiscono a un uso più efficiente delle risorse idriche. Anche nel settore zootecnico, l’agrivoltaico offre benefici concreti: i pannelli possono offrire ombra agli animali, migliorandone il benessere e, di conseguenza, qualità e quantità dei prodotti derivati.
Questa tecnologia risulta essere fortunatamente, ad oggi, l’unica possibilità a disposizione per installare pannelli fotovoltaici su un suolo agricolo, grazie al Decreto Agricoltura (DL 63/2024). Questo Decreto Legge introduce un divieto di installazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra nelle zone agricole, così come il divieto di ampliamento di quelli esistenti. Questo significa che, in generale, non sarà più possibile installare pannelli fotovoltaici direttamente sul suolo agricolo. Sono però previste eccezioni per gli impianti a terra, come quelli in aree specifiche come cave, miniere, e zone adiacenti a infrastrutture (terreni di proprietà di Ferrovie dello Stato o aeroporti, zone industriali e aree adiacenti alle autostrade).
Tuttavia, le procedure abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate alla data di entrata in vigore del decreto non sono soggette al divieto e, fino a pochissimo tempo fa, in Italia e anche nel territorio della Provincia di Siena, sono proliferate proposte speculative di impianti di fotovoltaico a terra da parte di medie e grosse società del settore energetico.
La speculazione del fotovoltaico a terra su suolo agricolo sarebbe potuta diventare davvero pericolosa in quanto, tramite la realizzazione di questi progetti, si sarebbe effettivamente cambiata la destinazione d’uso del suolo andando a consumare suolo sottraendolo all’attività agricola (vedi focus della scheda A11 sul consumo di suolo).
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