| Codice scheda | A11 |
| Tema | Agricoltura |
| Risorsa | Suolo |
| Obiettivo | Riqualificazione ambientale |
| Problema | Abbandono colture agricole |
Nella maggior parte dei terreni del Parco delle Mura/Buongoverno le pratiche agricole sono state abbandonate vari decenni fa. Le proprietà hanno (quasi tutte) svolto solamente attività manutentive minime (mediamente uno sfalcio annuale), giusto per evitare la completa rinaturalizzazione, nella speranza primaria di una possibile speculazione edilizia o secondaria di una ripresa della convenienza economica delle pratiche agricole.


Si nota bene la perdita della tessitura agricola rispetto all’immagine precedente
La speculazione edilizia è stata vanificata prima dalle ottime scelte di pianificazione del Piano Regolatore Piccinato (1959), poi dalle attuali leggi statali e regionali sul consumo del suolo, derivanti dalla “Strategia dell’UE per il suolo per il 2030” e dal Regolamento sul ripristino della natura e dall’obiettiva saturazione del mercato immobiliare.
L’Unione Europea, nello specifico, con “Strategia dell’UE per il suolo per il 2030” si pone l’obiettivo sfidante del raggiungimento del consumo netto di suolo pari a zero, ad oggi in forte controtendenza rispetto ai dati del consumo di suolo: nel 2022, ad esempio, in Italia la crescita media delle superfici artificiali ha raggiunto i 2,4 metri quadrati al secondo, solo in piccola parte compensata dal ripristino di aree naturali. All’interno della Strategia, inoltre, si ricorda che “Il suolo contiene oltre il 25% della biodiversità totale del pianeta ed è alla base delle catene alimentari che sfamano l’umanità e la biodiversità di superficie. Entro il 2050 questo strato fragile dovrebbe nutrire e filtrare acqua potabile e pronta al consumo per una popolazione mondiale di circa 10 miliardi di persone”.
All’art.8 del Regolamento sul ripristino della natura, invece, viene definito che “entro fine 2030 gli Stati membri devono provvedere affinché non si registri alcuna perdita netta della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani né di copertura della volta arborea urbana nelle zone di ecosistemi urbani determinate e mappate dagli Stati membri per tutte le loro città, piccole città e sobborghi”.
Tornando alla gestione delle valli verdi a Siena durante gli ultimi decenni, dove non sono state effettuate neppure minime attività di manutenzione, il rovo (che nel periurbano non sempre è precursore della rinaturalizzazione a bosco), l’edera e la vitalba hanno preso il sopravvento, arrivando ad aggredire anche l’iniziale rinascita di una vegetazione di alto fusto.

Nelle zone vallive in abbandono si registrano dunque due situazioni prevalenti: terreno scoperto (o a graminacee spontanee) nei terreni a sfalcio annuale, e roveti in quelli “lasciati andare” da lungo tempo.
Le zone di pendio invece (che sempre hanno avuto qualche alberatura a mo’ di divisore fra i quartieri dei crinali e le vallate agricole), quando completamente abbandonate, hanno potuto lentamente procedere nel loro percorso di rinaturalizzazione. Qui ai rovi si è andata via via a sostituire una vegetazione eterogenea di medio/alto fusto, in dipendenza delle specie originarie e/o della presenza stanziale di ungulati (caprioli) che hanno agevolato la disseminazione, ma c’è anche un evidente assalto in corso da parte di specie invasive alloctone (ailanto e robinia) soprattutto nelle zone marginali (lungo strade e fossi).
Esistono poi sporadiche zone in dissesto “a monte”, sempre causate da una mancata regimazione delle acque bianche, e lungo i fossi, per più recenti e a volte improvvidi, tagli di alberature oltre il ciglio di sponda, che hanno portato al suo indebolimento.
Le attuali valli verdi, storicamente erano coltivate a orto e frutteto, mentre la “monocultura” iniziava nelle zone collinari esterne (esempio: il grano delle Crete).
Nelle valli urbane, fino a poco più di un secolo fa, i cittadini in uscita dalle porte pedonali di valle (oggi chiuse o per niente conosciute, perché non portano più da nessuna parte [vedi scheda S11]) andavano a rifornirsi di frutta e verdura pressoché giornalmente, poiché il flusso contrario (i contadini che portavano la loro merce in centro al mercato, con i carri che transitavano dalle porte principali) non avveniva tutti i giorni.

| Azione | Ritorno all’ortofrutticolo, in un’ottica contemporanea |

La rigenerazione dei terreni agricoli [sottoprogetto Rigenerar_SI n.3], con un ritorno alla pratica dell’ortofrutticolo, ha quindi più finalità.
Il progetto intende agevolare un ritorno sostenibile alle pratiche agricole, nella consapevolezza che per così piccoli appezzamenti di terreno e difficoltà connesse alla morfologia e alla tipologia stessa delle pratiche proposte, esse da sole non possano garantire un reddito dignitoso. Multifunzionalità e valore del contesto generale fanno però prospettare qualche opportunità di integrazione al reddito, organizzabile e perseguibile in forma sociale di aggregazione (Associazione di Promozione Sociale / Cooperativa di comunità) o di piccola impresa sociale (“Distretto di economia civile del Parco del Buongoverno”). Tali opportunità di integrazione possono essere lette in modo sistemico (vedi SERVIZI).
Non ci si aspetta quindi che la rigenerazione agricola delle Valli senesi avvenga per il solo, improbabile e improponibile “ritorno alla terra”, quanto piuttosto si prospetta l’avvio di un cambiamento negli stili di vita guidato dalla sensibilizzazione al consumo consapevole e alla filosofia prosumer (il prosumer è una persona che al tempo stesso è consumatore e produttore di un bene o un servizio) tramite l’allargamento della Comunità Educante costituita nella valle di Ravacciano.
Con ciò non si intende l’utopia del completo affrancamento dalle logiche di mercato, ma certamente una diminuzione della completa dipendenza dal medesimo, che sia in grado anche (e soprattutto) di restituire ai neo-produttori una corretta integrazione alimentare, con la possibilità ad esempio di riapprezzare qualità organolettiche/nutraceutiche che vanno perse con la lunga conservazione degli alimenti. La logica prosumer può essere vista di per sé come un Sistema di buone pratiche: possiamo senz’altro affermare (e l’esperienza di valle pilota lo sta dimostrando) che un prosumer è un capace “integratore di buone pratiche”.
Per una più diffusa rigenerazione agricola delle Valli, la logica prosumer dovrà affiancarsi ad altre logiche aggregative diverse da quelle attuali e/o di mercato. E’ infatti impossibile una rigenerazione agricola “Business As Usual” (acronimo utilizzato per indicare la normale esecuzione di operazioni funzionali standard all’interno di un’organizzazione, costituisce un possibile contrasto con progetti o programmi che potrebbero introdurre cambiamenti), poiché i prodotti del Parco del Buongoverno dovrebbero essere proposti ad un prezzo di un ordine di grandezza superiore rispetto alla grande distribuzione. Non è possibile pensare a questa rigenerazione nemmeno come solo risultato del tempo libero di una generazione di pensionati (fra l’altro adesso composta da chi nel corso della vita più si è allontanato dalla terra: bancari, universitari, liberi professionisti, etc; che francamente non paiono in grado di praticare adesso, da soli, un percorso inverso, “dalla scrivania alla terra”). La medesima logica del Business As Usual impedisce, di fatto, i tentativi di avvicinamento dei giovani (singoli o in associazione) all’orticoltura.
L’unica forma di “riavvicinamento” (intergenerazionale) a queste pratiche non può che passare da aggregazioni sociali che le concepiscano, le presentino e le “vendano” per quello che realmente possono essere: una integrazione per un più corretto e salutare stile di vita, sotto il profilo alimentare e relazionale. Aggregazioni che mirino al pressoché totale abbattimento dei costi di produzione, rendendo possibile la condivisione di macchinari, tecnologie, conoscenze, e l’autoconsumo energetico. E’ questa la logica verso cui si muove il partenariato di Rigenerar_SI per la riqualificazione agricola della Valle “pilota”, con uno sguardo a esperienze quali “100’000 orti urbani” a S. Miniato, ma nella consapevolezza che non potrà usufruire di altrettanti finanziamenti e dovrà quindi puntare anche sulle opportunità (culturali/ricreative, sportivo/salutistiche, etc.) che la vicinanza al centro è in grado di offrire, con il contesto di beni storico/architettonici/paesaggistici/ambientali diffusi e fino ad oggi per niente valorizzati e sul potenziamento della Rete degli Orti di Siena come network di condivisione delle difficoltà e delle opportunità legate a questo tipo di attività.

Nella valle pilota siamo partiti con 10 orti (al 2025 già divenuti 15), con la possibilità (nei soli terreni gestiti da Legambiente) di farli divenire una ventina.
“Giovani Protagonisti” (bandi Cesvot e Patto Educativo di Comunità) sono entrati nello specifico del ripristino dei terreni ad uso ortofrutticolo, anche con un tentativo di salvare essenze locali perse nel tempo (i “frutti antichi”), cercando di creare condizioni ambientali e sociali che permettano agli assegnatari degli orti di divenire prosumer e rispettando le norme attuative della corrente strumentazione urbanistica comunale, pur in presenza di vincolo paesaggistico esteso a tutto il Parco. Questi soggetti potrebbero valutare se (oltre a quella ambientale e sociale) è possibile raggiungere una stabilità/sostenibilità economica, integrando la produzione agricola con i servizi di cui alle schede S*, secondo una logica sistemica.
Sono i soggetti che un giorno potrebbero tentare di creare un “Distretto di economia civile”.

La sperimentazione della pratica orticola nella valle di Ravacciano è stata resa possibile grazie ad una attenta analisi delle caratteristiche del suolo.
| Codice scheda | A13 |
| Tema | Agricoltura |
| Risorsa | Terreni |
| Obiettivo | Rigenerazione |
| Problema | Suolo non inquinato, ma a volte “povero” o “squilibrato” |
(foto substrato litologico zona senese)
Il substrato litologico (composizione del materiale di base su cui si sviluppano i suoli) delle Valli verdi è di per sé abbastanza povero. I terreni più prospicienti al circuito murario, geologicamente afferenti alla classe “sedimentaria”, sono sabbiosi e dotati di una buona areazione e drenaggio; la loro ridotta plasticità li rende, altresì, facilmente lavorabili, mentre scarsa è la loro capacità di trattenere l’acqua e gli elementi nutritivi. I terreni sabbiosi, dunque, necessitano di numerose irrigazioni e concimazioni in quanto sono particolarmente soggetti ad erosione per cause legate principalmente alla pendenza e al ruscellamento idrico.

il caso dell’interramento della fonte di Follonica
Con l’abbandono, nelle zone dove non sono stati mai effettuati sfalci si sono andate a sostituire piante invasive (rovo, vitalba, edera), mentre in quelle soggette a sfalcio regolare il terreno rimane nudo e polveroso, o con graminacee di vario tipo o equiseto, in dipendenza della differenza di umidità dovuta alla mancata regimazione delle acque. Quindi, se da un lato l’abbandono ha comportato un generale arricchimento dei suoli, dall’altro non ha apportato equilibrio nei nutrienti.
| AZIONE | Arricchimento/riequilibrio del suolo, con coltivazioni biologiche, o meglio biodinamiche |
Poiché il sottoprogetto di rigenerazione agricola prevedeva la costituzione di orti sociali, abbiamo inizialmente deciso di sperimentare una tipologia di orto biodinamico (orto sinergico), per valutarne l’effettiva potenzialità ai fini di arricchimento/riequilibrio del suolo (scheda A12).
La biodinamica non prevede apporto di nutrienti dall’esterno. Le piante da consumare non vanno eradicate, bensì tagliate alla base lasciando le radici nel terreno. Agevolato anche dalla maggiore densità di semina/piantumazione e da una ragionata scelta di affiancamento delle specie affinché si instauri una sinergia tra le piante, si ritiene in tal modo che il sistema arrivi ad “autoalimentarsi” in modo equilibrato.
Un esempio di sinergia tra le piante sperimentato in valle riguarda la combinazione tra basilico e pomodoro. In generale, le piante aromatiche come la menta, la melissa e il basilico, possono essere associate ai pomodori per migliorarne gusto e resistenza ai parassiti.
Grazie al loro profumo, infatti, allontanano gli insetti dannosi, migliorandone la crescita e il sapore dei pomodori.
Le nostre risultanze sperimentali confermano questa tesi; già al secondo anno il sistema raggiunge una sorta di equilibrio che evita la necessità di arricchire il suolo. Ci sono comunque risvolti negativi, dovuti proprio alla maggiore densità delle piante. In particolare sembra che la mancanza di un adeguato “spazio ecologico” ne limiti la crescita, fornendo prodotti ridotti in dimensione. Questa sensazione è supportata dal fatto che ai margini della piantagione si ottengano invece prodotti di normale dimensione. In determinati ambiti, come quello delle valli verdi del Parco del Buongoverno, il problema dello spazio ecologico è però ampliato da ben altro.
La presenza di ampi corridoi ecologici espone le valli a venti che trasportano ogni tipo di seme non trovando barriere naturali o artificiali. Graminacee e altre piante infestanti prendono il sopravvento sulle piantine messe a dimora per creare la sinergia necessaria. Lo sviluppo di queste infestanti è quindi dovuto al tipo di ambiente periurbano delle valli verdi senesi nel quale sono inseriti gli orti (di fatto è aperta campagna). In un contesto più urbanizzato, invece, la buona riuscita di questa pratica orticola probabilmente è data proprio da una più bassa biodiversità. Si comprendono quindi facilmente i risvolti economici negativi di questo tipo di impianto in un contesto periurbano aperto come quello vallivo, sebbene ai fini di questa specifica azione le risultanze siano positive, soprattutto per gli impollinatori.
Bisogna poi considerare che al giorno d’oggi la composizione degli ammendanti permessi in agricoltura biologica, oltre ad essere maggiormente controllata, è anche equilibrata perché mira a migliorare le proprietà del suolo e la sua fertilità in modo naturale, senza l’uso di sostanze chimiche di sintesi. Ci pare quindi di poter dire che l’apporto esterno di nutrienti non costituisca più un problema, potendo essere facilmente controllato e gestito.
È questa una delle considerazioni che ci ha portato a decidere di adottare prevalentemente la tipologia di orto biologico rispetto a quello biodinamico nell’offerta di orti sociali messi a disposizione con il sottoprogetto di rigenerazione agricola.

| Codice scheda | S31 |
| Tema | Servizi |
| Risorsa | Prodotti alimentari |
| Obiettivo | Accorciamento filiera e “metro 0” |
| Necessità | Produrre per il proprio fabbisogno |
Per arrivare a produrre parte del proprio fabbisogno alimentare secondo la logica prosumer di cui alla scheda A11, bisogna creare relazioni sociali e infrastrutture idonee.
| Azione | Attivazione di orti sociali e servizi connessi |
Nel 2022 è stato fatto un bando per l’assegnazione di orti sociali. I criteri di prevalenza scelti sono stati l’età (avvantaggiando i più giovani) e la numerosità del nucleo familiare. Il periodo (eravamo in piena emergenza Covid) ha fatto emergere una voglia diffusa di spazi aperti e socialità e ha messo in contatto nuclei familiari di ortisti “esperti” con “debuttanti allo sbaraglio”, che poi in parte non sono riusciti a resistere allo sforzo non sempre ripagato da risultati attesi, lasciando campo ai successivi in lista. Sono riemersi accenni di un’umanità passata: condivisione, ausilio, sussidiarietà, gratuità e altro ancora. Quanto basta ad una Associazione di Promozione Sociale per decidere di andare avanti e rilanciare. Legambiente ha quindi partecipato a bandi di finanziamento per mettere gratuitamente a disposizione una serie di servizi: attrezzature comuni (pompe, motozappa, biotrituratore, decespugliatori, e quant’altro necessario), acqua, energia, “Capanno degli ortisti” (spogliatoio con armadietto personale, zona riunione, bagno) e zone relax. È stato piantumato un frutteto in gestione comune. Al momento l’unica spesa che gli ortisti devono sostenere è la tessera associativa annua, di pochi euro, necessaria per la copertura assicurativa verso terzi. Per il futuro non vediamo grossi problemi, perché è una tipica attività certamente sostenibile sotto ogni profilo (ambientale, sociale ed economico).

| Codice scheda | A32 |
| Tema | Servizi |
| Risorsa | Prodotti |
| Obiettivo | Accorciamento filiera e “metro 0” |
| Necessità | Produrre per gli altri |
Oltre a produrre parte del proprio fabbisogno alimentare secondo la logica prosumer, la logica del Parco del Buongoverno deve necessariamente tendere alla produzione per le altre persone, estendendo le esperienze e i risultati raggiunti nella valle pilota al resto del territorio in esame.

Il Parco del Buongoverno ha un’estensione di circa 360 ettari. Al netto delle zone boschive, rimangono centinaia di ettari di zone ex-agricole. Al momento però non si riesce ad attuare una visione di “filiera cortissima” che sia in grado di soddisfare almeno parzialmente le esigenze delle mense scolastiche e universitarie, nonché un autoconsumo dei produttori con l’obiettivo di raggiungere una piccola integrazione al reddito. Costituire un’organizzazione tipo “Distretto di economia civile” (un distretto di economia civile è un’area geografica in cui si promuove uno sviluppo sostenibile attraverso la collaborazione tra diversi attori locali, ispirandosi ai principi dell’economia civile, che pone al centro le persone, le relazioni e il bene comune, anziché la massimizzazione del profitto. Questi distretti cercano di creare sinergie tra imprese, enti pubblici, terzo settore e cittadini, favorendo l’innovazione sociale, ambientale ed economica) riuscirebbe a mettere a sistema tutte le opportunità e le buone pratiche già individuate nella valle pilota di Follonica/Ravacciano, estendendole a zone necessariamente più consistenti, ma con analoghe prospettive (le altre valli interne ed esterne).
Perché è importante accorciare la filiera? Quali sono le distorsioni del mercato oggi?
Il settore agroalimentare dell’UE ha un impatto considerevole sull’ambiente: circa 1/3 delle emissioni di gas serra a livello mondiale proviene dai sistemi alimentari (emissioni dovute alla produzione e trasformazione degli alimenti, al trasporto, e all’uso del suolo), secondo l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change).
Il modello alimentare attuale, inoltre, ha ripercussioni negative anche sulla salute delle persone, tanto che in Europa oltre la metà degli adulti è in sovrappeso.
Alla luce di ciò, l’UE sta trasformando le modalità di produzione e di consumo degli alimenti in Europa.
Per un migliore monitoraggio e valutazione dell’approvvigionamento e della sicurezza alimentare nell’UE, inoltre, in questo contesto è stata realizzata la Food supply and security dashboard (strumento interattivo che fornisce una panoramica completa dei dati relativi all’approvvigionamento e alla sicurezza alimentare nell’UE).
Partendo dal Dashboard olive oil, ad esempio, è possibile dimostrare come, nonostante la produzione di olio di oliva dell’UE sia la più elevata a livello globale, l’UE importi olio d’oliva dall’estero non favorendo un sufficiente consumo locale del prodotto.
Questi dati mostrano come una forte propensione all’export da parte del mercato europeo (le principali destinazioni sono gli Stati Uniti, il Brasile e il Giappone) sull’olio di oliva porti poi a dover dipendere da altri paesi extra-UE per soddisfare il mercato interno. Questa dinamica distorta, oltre ad aumentare le emissioni di gas climalteranti prodotte nel trasporto di questo bene, acuisce l’impatto del cambiamento climatico sull’accesso al cibo e sulla produttività agricola: la cosiddetta climateflation (inflazione climatica) tende a incidere sempre di più sulla capacità di acquisto delle famiglie.


Anno di commercializzazione: 2023/2024, prodotto: olio extravergine di oliva
| AZIONE | Vendita diretta: spaccio e punto consumo; rapporti con GAS e mense di quartiere |
È iniziato un primo rapporto con i GAS (un Gruppo di Acquisto Solidale è un insieme di persone che si uniscono per acquistare beni, spesso alimentari o di uso comune, direttamente dai produttori, privilegiando relazioni dirette e trasparenti con filiere corte e rispettose dell’ambiente e delle persone. L’obiettivo è promuovere un consumo critico e consapevole, basato su principi di solidarietà, sostenibilità e giustizia sociale) e i soggetti del quartiere che hanno licenza di smercio di prodotti rielaborati. Il rapporto con le mense scolastiche richiederà molto più impegno da parte di tutti, Amministrazione comunale e Istituti Comprensivi, per sorpassare logiche di certificazione e di mercato legate a gare omnicomprensive, e dovrà poi imprescindibilmente attendere la rigenerazione agricola di tutte le altre valli.
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